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Il sistema europeo delle allerte alimentari: cos’è e come funziona

allerta-alimentareA chi non è capitato, ultimamente sempre più spesso, di sentire che alcuni prodotti alimentari sono stati ritirati dal commercio? Che il supermercato sotto casa abbia segnalato con tanto di apposito cartello il ritiro del lotto X degli spinaci in foglia surgelati di marca Y?

Le imprese del settore alimentare devono operare, per tutte le fasi della filiera, garantendo la sicurezza dei loro prodotti.

La tutela del consumatore è posta al primo piano dal legislatore (nazionale ed europeo), pur contemperata con i principi sottesi alla libera economia.

L’analisi del rischio

Per conseguire il fine generale della tutela della salute umana, il Reg. CE n. 178/02 attribuisce un ruolo fondamentale all’analisi del rischio, che si articola nei tre distinti momenti della valutazione del rischio (affidata generalmente all’EFSA[1] ), della gestione del rischio, della comunicazione del rischio.

Lo scambio delle informazioni a livello europeo

allerta-alimentare-1Il Reg. CE n. 178/02 ha dunque istituito il sistema di allarme rapido (RASFF – Rapid Alert System for Food and Feed) per lo scambio di informazioni per le allerte alimentari, come evoluzione di uno strumento simile già esistente alla fine degli anni ’70, sebbene vi partecipavano solo alcuni Paesi, le comunicazioni avvenivano telefonicamente, e non era regolamentato né aveva procedure dettagliate.

Concretamente, in cosa consiste? Come funziona?

È una rete di soggetti determinati (la Commissione UE, l’EFSA, i Paesi UE, e i Paesi extra UE e organizzazioni internazionali che ne hanno richiesto l’adesione) che potranno attivarsi con modalità specifiche e collaborare per consentire lo scambio repentino di informazioni nei casi in cui sia rilevata la presenza di un rischio alla salute derivante da prodotti alimentari o da mangimi, non rispondenti ai requisiti igienico sanitari previsti dalle norme in materia.

Tutto l’impianto, connotato appunto dalla rapidità degli scambi di informazioni (ogni membro del RASFF individua il proprio “punto di contatto” costantemente reperibile per la trasmissione e la ricezione delle informazioni in circolazione), serve per impedire che un prodotto rilevato come non conforme alla legislazione vigente (rischioso per la salute) giunga nelle mani del consumatore, attraverso la sua rapida individuazione e l’adozione delle azioni (tra quelle previste dal sistema) ritenute più idonee nel caso concreto.

Il sistema viene attivato quando, a seguito di controlli ed analisi specifici, un membro del RASFF venga a conoscenza dell’esistenza di un rischio per la salute umana derivante dal consumo di alimenti o dall’uso di materiale a contatto con alimenti, o di mangimi, o di un grave rischio per la salute umana, animale o per l’ambiente[2], derivante dall’utilizzo di mangimi.

Se dunque il prodotto non è conforme, il membro della rete invia l’informazione alla Commissione, dando così avvio alla procedura di scambio delle informazioni tra i membri del RASFF.

La Commissione valuta la regolarità formale dell’informazione ricevuta e poi trasmette la relativa notifica agli altri membri della rete affinché possano adottare ciascuno le misure più opportune.

Le notifiche della Commissione si distinguono in originali, ovvero la prima informazione circa il rischio alla salute derivante dal consumo di alimenti o dall’utilizzo di mangimi, e notifiche di follow up, contenenti informazioni aggiuntive, relative a prime notifiche, sulle misure intraprese e sugli esiti dei controlli.

allerta-alimentare-4Le notifiche originali  possono essere notifiche di allarme (il prodotto da cui deriva il grave rischio è già sul mercato europeo ed è necessario un rapido intervento dei Paesi coinvolti), notifiche di informazione (il prodotto è sul mercato ma non si ritiene necessario l’intervento dei Paesi coinvolti), notifiche di respingimento al confine (il rischio deriva da un prodotto che è stato controllato sul confine dell’UE, e già allontanato), notizie (le comunicazioni sono ritenute di interesse anche se non tali da determinare un allarme o un’informativa).

I membri della rete devono poi comunicare alla Commissione l’azione concreta che hanno adottato per fronteggiare il rischio, tra quelle previste dal sistema (rispedizione del prodotto al Paese di provenienza, distruzione del prodotto, trattenimento da parte dell’operatore alimentare).

L’importanza dei controlli

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Il Ministero della Salute ha recentemente emanato la Nota Ministeriale n. 4033 del 26 ottobre 2015 “Programmazione dei controlli ed attivazione del sistema di allerta”, con la quale ha voluto “fornire elementi operativi finalizzati ad uniformare in ambito nazionale i comportamenti relativi all’attivazione delle allerte alimentari e sui mangimi”.

La Nota ha richiamato la necessità di una programmazione dei controlli “basata sul rischio, che stabilisca con precisione le matrici da campionare ed i paramenti microbiologici, chimi e fisici da sottoporre ad analisi, stabilendo a priori le azioni da adottare a seguito di una valenza analitica di non conformità”e un’accurata valutazione dei luoghi e tempi di esecuzione del campionamento.

Il Ministero ha inoltre previsto che le eventuali contestazioni da parte dell’operatore alimentare sulle procedure di campionamento o il metodo di analisi utilizzato “devono essere rivolte all’Autorità che ha disposto il campionamento, che potrà avvalersi della valutazione del rischio effettuata nell’ambito della programmazione per dimostrare la fondatezza del controllo”.

E quindi?

Il sistema di rete per lo scambio rapido di informazioni, che, nei casi più gravi, spesso sfocia nelle allerte alimentari, è considerato uno strumento efficace per la gestione del rischio nel settore alimentare e dei mangimi a livello europeo[3], grazie alla precisa individuazione dei soggetti coinvolti, alle competenze ad essi assegnate, e alle modalità operative che consentono la veloce circolazione delle informazioni. L’imprenditore può migliorare le attività di autocontrollo (obbligo specifico che va oltre ai controlli ufficiali imposti dall’esterno) e di arginare comunque i danni (e, quindi, le responsabilità) nei casi in cui risultino delle non conformità di un suo prodotto alla normativa sulla sicurezza alimentare.

È importante, dunque, che l’imprenditore del settore alimentare e dei mangimi conosca il RASFF e le conseguenze che, più o meno direttamente, esso può provocare nell’ambito della propria realtà.


[1]European Food Safety Agency, ovvero Autorità europea per la sicurezza alimentare, con sede a Parma, istituita dallo stesso Reg. CE n. 178/02. È un organismo autorevole composto di esperti, chiamato a dare pareri scientifici in diversi ambiti e per diverse finalità.

[2] La portata del RASFF viene estesa alla salute degli animali e all’ambiente ad opera del Reg. UE n. 183/05.

[3] Il Rapporto annuale sul RASFF per il 2015 dice che l’Italia è il primo Paese europeo per numero di segnalazioni inviate alla Commissione europea. con un totale di 511 notifiche (il totale è di 2967). In particolare, ad esempio, numerose risultano le notifiche riguardanti la presenza di sostanze allergeniche non dichiarate in etichetta (137), in aumento rispetto al 2014 (78).

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