Type a keyword and hit enter to start searching. Press Esc to cancel.

Posts di Consulenza Legislazione Alimentare

Tra i principi cardine del nostro ordinamento vi è quello sancito dall’art. 27 della Costituzione: “La responsabilità penale è personale”.

Nel 2001, con il D. Lgs. n. 231, venne introdotta la Responsabilità penale degli Enti, ovvero una forma di responsabilità nuova attraverso cui, in caso di reato, può essere sanzionata non tanto la persona fisica quanto la stessa Società (la norma parla più precisamente di Enti, tra cui Enti a soggettività privata anche privi di personalità giuridica quali Associazioni, Fondazioni, Comitati, e gli Enti a soggettività pubblica che svolgono attività economica.

In particolare, qualora all’interno di una Società sia commesso un reato, nell’interesse o a vantaggio della Società stessa, questa potrà essere processata e condannata.

La pena, ovviamente di natura pecuniaria, potrà variare da un minimo di € 25.800 ad un massimo di € 1.549.000.

In alcuni casi, la Società condannata potrà anche subire l’interdizione dall’esercizio della propria attività; la sospensione o revoca delle autorizzazioni funzionali alla commissione dell’illecito; il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi, il divieto di pubblicizzare i propri beni o servizi.

modello 231 2Occorre precisare che non tutti i reati contemplati dal nostro ordinamento sono suscettibili di determinare l’insorgere di detta responsabilità penale d’impresa, ma solo i c.d. reati presupposto (individuati ed elencati nello stesso D. Lgs. n. 231) appartenenti alle seguenti categorie: Reati contro la Pubblica Amministrazione; Falsità in monete, carte di credito, valori bollati; Reati societari; Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico; Delitti contro la personalità individuale; Abusi di mercato; Pratiche di mutilazione degli organi femminili; Delitti transazionali; Delitti di ricettazione, riciclaggio, autoriciclaggio, impiego di denaro o beni o utilità di provenienza illecita; Delitti informatici; Reati colposi in materia di Sicurezza sul Lavoro (omicidio colposo, lesioni personali gravi e gravissime); Delitti di criminalità organizzata; Delitti contro l’industria e il commercio; Violazione di diritto d’autore; Induzione a non rendere dichiarazioni o mendaci all’Autorità Giudiziaria; Reati ambientali; Reati di sfruttamento sessuale di minori e pornografia minorile.

I Reati colposi in materia di Sicurezza sul Lavoro e i Reati ambientali, diversamente da tutti gli altri, possono determinare una Responsabilità penale dell’Impresa anche se il soggetto che li ha commessi non ha agito con dolo.

Ad oggi è in atto un percorso di riforma condotto dalla “Commissione per l’elaborazione di proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare”, istituita con D. M. 20.04.2015 e presieduta dal Dott. G. C. Caselli, che ha presentato al Ministro della Giustizia, ad ottobre del medesimo anno uno Schema di disegno di legge e relative Linee Guida. Tra gli obiettivi perseguiti dalla Commissione: razionalizzazione dell’attuale, complesso, assetto normativo e ammodernamento delle soluzioni di tecnica legislativa.

 Tra i diversi temi toccati[1], lo Schema coinvolge direttamente anche il D. Lgs. n. 231/2001 in rapporto alle imprese operanti nel settore alimentare.

Cosa potrà cambiare, dunque, se la riforma andrà a buon fine?

Essenzialmente:

  • l’introduzione nel D. Lgs. n. 231/01 del nuovo artt. 25 bis.2, che comporta l’estensione del novero dei reati presupposto anche alle nuove frodi in commercio di prodotti alimentari (si fa riferimento specifico ai delitti di cui agli artt. 516-517-517 quater-517 quater.1, anch’essi oggetto della medesima riforma come già visto nell’approfondimento ad essi dedicato, prevedendo per ciascuna ipotesi delle diverse sanzioni)
  • l’introduzione del nuovo artt. 25 bis.3 che prevede l’estensione anche ai nuovi delitti contro la salute pubblica (i delitti di cui agli artt. 439-439 bis-440-440 bis-444-445 bis-452, anch’essi oggetto della medesima riforma, con le rispettive sanzioni)
  • l’introduzione del nuovo art. 6 bis, che disegna un particolare Modello di organizzazione e gestione specifico per le imprese alimentari costituite in forma societaria.

modello 231Il Modello, idoneo ad avere efficacia esimente o attenuante della responsabilità, deve essere adottato e attuato nell’ambito di un sistema aziendale che possa assicurare il rispetto di obblighi giuridici nazionali e sovra-nazionali relativi ad attività specificatamente indicate:

 a) al rispetto degli standard relativi alla fornitura di informazioni sugli alimenti;

b) alle attività di verifica sui contenuti delle comunicazioni pubblicitarie al fine di garantire la coerenza degli stessi rispetto alle caratteristiche del prodotto;

c) alle attività di vigilanza con riferimento alla rintracciabilità, ovvero alla possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un prodotto alimentare attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione;

d) alle attività di controllo sui prodotti alimentari, finalizzati a garantire la qualità, la sicurezza e l’integrità dei prodotti e delle relative confezioni in tutte le fasi della filiera;

e) alle procedure di ritiro o di richiamo dei prodotti alimentari importati, prodotti, trasformati, lavorati o distribuiti non conformi ai requisiti di sicurezza degli alimenti;

f) alle attività di valutazione e di gestione del rischio, compiendo adeguate scelte di prevenzione e di controllo;

g) alle periodiche verifiche sull’effettività e sull’adeguatezza del modello;

Inoltre, la norma prevede per le piccole e medie imprese alimentari che il compito di vigilanza possa essere assegnato ad un solo soggetto (anche esterno) dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo e specifica competenza anche nel settore alimentare, e che il titolare di impresa alimentare con meno di dieci dipendenti e volume d’affari annuo inferiore a due milioni di euro (microimpresa), che abbia seguito corsi di formazione specifici, possa svolgere direttamente i compiti di prevenzione e tutela della sicurezza e della lealtà commerciale (venendo così meno l’obbligo di nominare l’operatore del settore degli alimenti o mangimi, il responsabile della produzione e quello della qualità).

Quali i vantaggi per le imprese alimentari?modello 231 1

In attesa di conoscere l’esito del percorso di riforma, e dei risvolti applicativi delle nuove norme, possiamo credere che l’introduzione di un Modello ad hoc per le imprese alimentari porterà vantaggi alle imprese che lo adotteranno e lo attueranno efficacemente. Ad esempio, in termini di immagine, di miglioramento del sistema interno di compliance, di continuità della gestione e dello svolgimento del ciclo produttivo.


[1] Oltre a quanto andremo a dire, lo Schema di disegno di legge, sviluppato in quattro Titoli e 49 articoli[1], contiene diverse proposte di modifica che, appunto con la finalità perseguire una maggior tutela della salute pubblica e una più mirata strategia di punizione delle frodi alimentari, hanno riguardato il Codice penale, alcuni istituti del Codice di procedura penale, la L. n. 283/1962 sulla disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande. Si rimanda ad un nostro articolo sul tema.

Chi è attento alla linea avrà senz’altro sentito parlare da qualche anno della Stevia, pubblicizzato come dolcificante ipocalorico e da qualche tempo venduto nei nostri supermercati in alternativa allo zucchero raffinato, allo zucchero di canna, al fruttosio, ai vari dolcificanti artificiali.stevia 4

Chi, oltre a dimagrire, vuole capire se quello che mangia possa fargli male, avrà anche sentito dei dibattiti scientifici circa la dannosità della Stevia, che per alcuni è cancerogena e per altri addirittura benefica.

Innanzitutto, cerchiamo, molto brevemente, di presentare a chi ancora non la conoscesse, questa famosa piantina.

stevia 2La Stevia è una pianta perenne, simile ad una piantina di basilico, coltivata e consumata in maniera estesa in Asia e nell’America meridionale. Solo la Stevia rebaudiana Bertoni, tra le 150 specie individuate, è l’unica ad avere importanti proprietà dolcificanti.

Tra i principi attivi (edulcoranti) contenuti soprattutto nelle foglie, lo stevioside e il rebaudioside hanno un potere dolcificante molto superiore rispetto allo zucchero comune (quasi 200-300 volte), ma pare non contengano calorie. Il primo punto a favore della Stevia è dunque la sua capacità di addolcire cibi e bevande senza apportare calorie, e quindi senza incidere sull’aumento del peso corporeo (in teoria, quindi, utilizzabile da persone diabetiche).

Ancora, di bello ha che può essere facilmente e comodamente coltivata sul balcone di casa, e le sue foglioline possono essere utilizzate essiccate o fresche, evitando così di dover ricorrere alle bustine o alle confezioni artificiali.

Pare, ancora, che  abbia proprietà antitumorali, antinfiammatorie, antidiabetiche , e che sia utilizzata nella medicina tradizionale per la cura della pelle (soprattutto nel sud America).

Ma com’è regolato l’uso alimentare della Stevia? Fa davvero male?

Nel 2010 l’EFSA, l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare, aveva attestato che la Stevia Rebaudiana Bertoni non è cancerogena né tossica per la salute. Aveva, così, espresso parere favorevole all’uso, come edulcoranti, come additivi alimentari, allo stevioside 95% e al rebaudioside A 97%, stabilendo tuttavia una dose giornaliera ammissibile di 4 mg/kg di peso corporeo al giorno.

Successivamente, confortato dal parere dell’EFSA, il Reg. UE n. 1131/2011, modificando il Reg. CE n. 1333/2008 sui glicosidi steviolici ha ammesso la commercializzazione della Stevia sul mercato dell’Unione, determinandone i limiti massimi per ciascun utilizzo specifico.

steviaAvete già visto la nuova bottiglia Coca Cola Life, vestita di verde?

Se vi è già capitato, siete tra i primi fortunati (?) ad aver incontrato il nuovo prodotto, ovvero la famosa bevanda dolcificata con la Stevia.

Il lancio commerciale, che ha rotto il ghiaccio nel 2013 in sud America (dove la Stevia è utilizzata da sempre come dolcificante), ha varcato i confini europei nel 2014 (in Francia e Regno Unito), ed è approdato in Italia il 18 febbraio 2016, punta sul basso contenuto calorico rispetto alla versione classica, che tuttavia resta di 64 calorie per lattina (anziché 139), e con il 50% degli zuccheri in meno.

La regola del buon senso aiuterà anche nell’utilizzo della Stevia Rebaudiana: occhio alle etichette e non esagerare con le dosi!

frodi 2La repressione delle frodi nel settore alimentare fa passi da gigante.

Da tempo era sentita l’esigenza di un intervento per la lotta alle frodi agroalimentari, una piaga in costante aumento, come evidenziato dalle numerose tavole rotonde, incontri, studi, tra cui Expo 2015.

La criminalità, soprattutto quella organizzata, sempre più si muove con successo nel mondo del commercio dei prodotti agroalimentari, portando avanti progetti di malaffare che, ahinoi, oltre che ad essere riprovevoli dal punto di vista etico e giuridico, a compromettere gli scambi commerciali, sono sostanzialmente degli attentati alla salute umana.

Pare, secondo gli intenti espressi nello Schema di disegno di legge, e relative Linee Guida, presieduto dal Dott. Caselli e consegnato nelle mani del Ministro di Giustizia il 15 ottobre 2015, che saranno introdotti nuovi reati, inasprite le pene, previste nuove sanzioni.

Di cosa si è occupata concretamente la “Commissione Caselli”?

Quali gli obiettivi ad essa affidati?

Innanzitutto, il percorso di riforma mira ad una razionalizzazione e semplificazione del sistema normativo del settore agroalimentare, tenendo conto del necessario coordinamento tra fonti, penali, extrapenali, interne e sovranazionali. Inoltre, punta all’adeguamento dell’intero sistema penale ai nuovi beni giuridici che nel tempo sono emersi, meritevoli appunto di tutela.

Emerge un duplice obiettivo: tutela della salute pubblica e repressione delle frodi alimentari.

frodi 3Vedremo qui il secondo aspetto, ovvero come e in quale misura sono state modificate le disposizioni del Codice Penale relative alle frodi in commercio dei prodotti alimentari, cercando di evidenziarne i punti salienti.

  • Nuova denominazione al Titolo VIII (Dei delitti contro l’economia pubblica, l’industria, il commercio ed il patrimonio agroalimentare[1]),
  • Introduzione del Capo II bis (Delle frodi in commercio di prodotti alimentari) che evidenzia l’autonomia e l’importanza di queste fattispecie, racchiuse in un Capo ad esse dedicato.

Oltre a queste novità, di carattere prettamente formalistico, la proposta di modifica ha coinvolto anche vere e proprie ipotesi di reato.

Nuovi reati?

  • Modifica dell’art. 516 che, sanzionando la frode in commercio di prodotti alimentari, verrebbe a costituire la fattispecie base, generica e sussidiaria rispetto ai nuovi artt. 517 (Vendita di alimenti con segni mendaci) e 517 quater (Contraffazione di alimenti a denominazione protetta).
  • Introduzione della agropirateria (art. 517 quater.1), una nuova, autonoma ipotesi di frode alimentare caratterizzata dalla serialità e dalla vastità dell’organizzazione criminale, quando cioè uno dei fatti previsti dagli artt. 516,517, 517 quater c.p. sia realizzato in maniera sistematica e con l’allestimento di mezzi e di attività organizzate[2]. Resta ipotesi distinta dall’associazione per delinquere in quanto, pur presupponendo un accordo tra i partecipanti avente ad oggetto la commissione di più reati determinati, l’allestimento dei mezzi e la relativa organizzazione non hanno stabilità e capacità di permanenza proprie di quelle strutture.frodi 4

Per rafforzare il sistema sanzionatorio dei reati in questione: modifica dell’art. 517 bis (previsione di nuove circostanze aggravanti), l’introduzione dell’art. 518 bis che prevede ulteriori pene accessorie, e introduzione della confisca obbligatoria e per equivalente per i reati di cui agli articoli 516, 517, 517 bis, 517 quater e 517 quater.1, prevista dal nuovo art. 518 ter.


[1] Come si legge nelle Linee Guida, questo termine (diverso da quello “prodotti alimentari” utilizzato nel Capo II bis), è giustificato dall’esigenza di dare peculiarità e valore simbolico-ideale a “quel particolare bene immateriale espresso dalla complessiva organizzazione della filiera alimentare che, partendo dal territorio, organizza le modalità di produzione, trasformazione e manifattura al di là della consistenza merceologica dei singoli manufatti alimentari”.

[2] Significativi precedenti legislativi si ritrovano nel D. Lgs. n. 152/2006 in materia ambientale, nella L. n. 9/2013 sulla qualità e trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini, e nell’art. 474 ter c.p., introdotto nel 2009, quale circostanza aggravante dei reati degli artt. 473 (contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni), 474 (introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi) qualora commessi in modo sistematico o con allestimento di mezzi e attività organizzate.

Foto-4

La biodiversità agricola ed alimentare riguarda ed impegna tutti noi.

Le diverse tipologie di vita animale e vegetale, che hanno sempre abitato il nostro Paese consentendogli di essere conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per la varietà e qualità dei cibi prodotti e venduti, vanno via via scomparendo.

Accade in Italia quello che sta accadendo un po’ ovunque, più o meno intensamente a seconda delle zone, delle culture, degli impatti industriali e dello sfruttamento idrogeologico, e che ha portato alla riduzione delle diverse specie e quindi della “materia prima”. Colpa, a quanto pare, delle tecniche utilizzate, spesso non rispettose dell’ambiente, e delle logiche industriali, spesso azzardate.

Nel tempo si sono perse molte peculiarità agroalimentari, tradizioni, saperi (e sapori), ed ora si possono contare solo pochi prodotti. In altri termini: si impoverisce la biodiversità, e si impoveriscono le nostre tavole.

Basti pensare ai cereali, il cui consumo alimentare è oggi ridotto essenzialmente a poche specie di grano, riso e mais, ed al consumo di carne, praticamente limitato a quella bovina, suina e al pollame[1].

biodiversitàLe maggiori organizzazioni ambientali si sono sempre battute per il riconoscimento e la tutela della diversità biologica, promuovendo iniziative per sensibilizzare i consumatori, le imprese alimentari, gli agricoltori e gli allevatori. Nel 2004, la FAO ha dedicato la Giornata Mondiale dell’Alimentazione alla “Biodiversità per la sicurezza alimentare”; Slow Food, che dalla fine degli anni ’90 si occupa di agrobiodiversità, elaborando diversi progetti come l’Arca del Gusto, i Mercati della Terra, i Presidi, gli Orti Scolastici, ha istituito la Fondazione Slow Food per la biodiversità.

E in Italia?

Vogliamo qui evidenziare un importante e recente intervento operato proprio dal legislatore italiano, che trova fondamento in alcuni precedenti normativi internazionali in materia di biodiversità agricola e alimentare, espressamente richiamati[2].

Si tratta della Legge n. 194 del 1 dicembre 2015 “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare”.

Vediamo quali sono i punti di maggior impatto della nuova Legge, per capire poi in quale modo è importante per gli imprenditori del settore alimentare, per gli agricoltori, per gli allevatori, e come anch’essi possono contribuire alla salvaguardia della biodiversità.

Innanzitutto, l’art. 1 prevede l’istituzione di un sistema nazionale per la salvaguardia e la promozione della biodiversità agricola e alimentare, per conseguire il fine ultimo della “tutela delle risorse genetiche di interesse alimentare ed agrario locali dal rischio di estinzione e di erosione genetica”.

Tale salvaguardia è perseguita anche attraverso la “tutela del territorio rurale, contribuendo a limitare i fenomeni di spopolamento e a preservare il territorio da fenomeni di inquinamento genetico e di perdita del patrimonio genetico”.

È la stessa Legge, all’art. 2, a definire le risorse genetiche di interesse alimentare e agrario come “il materiale genetico di origine vegetale, animale e microbica avente un valore effettivo o potenziale per l’alimentazione o per l’agricoltura”.

Il Sistema Nazionale è un insieme coordinato di quattro elementi, ciascuno dei quali con le proprie funzioni e potenzialità, che in collaborazione con le amministrazioni centrali, regionali e locali e i diversi enti coinvolti, complessivamente costituiscono lo strumento operativo per la tutela della biodiversità.

Nel dettaglio:

  • Anagrafe nazionale della biodiversità (art. 3), istituita presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che contiene l’indicazione di tutte le risorse genetiche di interesse alimentare e agrario ritenute soggette al rischio di estinzione o di erosione genetica. Per ottenere l’iscrizione, è necessario l’esito favorevole di un’istruttoria che abbia verificato l’esistenza della corretta individuazione della risorsa e, a seconda del caso, della sua adeguata conservazione in situ ovvero (per le aziende agricole o ex situ[3]) della corretta indicazione del luogo di conservazione, e della possibilità di generare materiale di moltiplicazione.
  • Rete nazionale della biodiversità (art. 4), costituita dalle strutture locali, regionali e nazionali per la conservazione del germoplasma ex situ e dagli agricoltori e allevatori custodi. L’art. 2 li descrive come gli agricoltori e gli allevatori che si impegnano nella conservazione delle risorse genetiche o animali di interesse alimentare e agrario, a rischio di estinzione o erosione genetica. La Rete può compiere ogni attività utile a preservare le risorse genetiche e valorizzarle, anche per la reintroduzione di quelle estinte.
  • Portale nazionale della biodiversità (art. 5), anch’esso istituito presso il Ministero, che serve per raccogliere, diffondere e scambiare le informazioni, gli aggiornamenti e la documentazione inerente le risorse genetiche, attraverso una banca dati condivisa, nella quale i ricercatori possono inserire i risultati delle loro attività di ricerca.
  • Comitato permanente (art. 8), presieduto da un rappresentante del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, costituito da sei rappresentanti delle Regioni, un rappresentante del Ministero istruzione università e ricerca, uno del Ministero dell’ambiente, uno del Ministero della salute e da tre rappresentanti degli agricoltori e allevatori custodi indicati dalla Conferenza Stato Regioni, ed è rinnovato ogni cinque anni. Deve garantire il coordinamento delle azioni tra i diversi livelli statale, regionale, locale, consentire e facilitare tra questi lo scambio delle reciproche esperienze e conoscenze, trasferire alle istituzioni scientifiche le domande di ricerca che riceve, individuare gli obiettivi e i risultati delle azioni del Piano Nazionale sulla biodiversità di interesse agricolo[4].

biodiversità 3

La L. n. 194/15 e gli imprenditori alimentari

Cosa possono fare gli imprenditori del settore alimentare per contribuire alla tutela della biodiversità di interesse agricolo e alimentare? Come possono agire agricoltori e allevatori, nell’ambito delle rispettive attività, per valorizzare la diversità biologica e tutelare le risorse genetiche? Come possono partecipare alle diverse iniziative dello Stato e delle Regioni?

Quali benefici ne possono trarre?

Innanzitutto, si parte dalla sensibilizzazione. L’art. 12 prevede che lo Stato, le Regioni e le Provincie di Trento e Bolzano “possono realizzare periodiche campagne promozionali” per la tutela e la valorizzazione della biodiversità, e in tale ottica sono previsti degli itinerari della biodiversità per promuovere la conoscenza delle risorse genetiche iscritte nell’Anagrafe nazionale e lo sviluppo dei relativi territori. Ciò può avvenire, a seconda dei casi, anche attraverso l’indicazione dei luoghi di conservazione o dei luoghi di commercializzazione dei relativi prodotti derivanti dalle risorse stesse, compresi i punti di vendita diretta.

L’art. 15 assegna alle Regioni la possibilità di promuovere progetti destinati alle scuole, di ogni ordine e grado, per la realizzazione di iniziative dirette alla conoscenza dei prodotti agroalimentari e delle risorse locali.

Passando all’attività concreta, l’art. 13 contempla la possibilità del Ministero, delle Regioni e delle Provincie di Trento e Bolzano (nonché dei consorzi di tutela e di altri soggetti riconosciuti) di promuovere l’istituzione delle comunità del cibo e della biodiversità, ovvero “ambiti locali derivanti da accordi tra agricoltori locali, agricoltori e allevatori custodi, gruppi di acquisto solidale, istituti scolastici e universitari, centri di ricerca, associazioni per la tutela della qualità della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, mense scolastiche, ospedali, esercizi di ristorazione, esercizi commerciali, piccole e medie imprese artigiane di trasformazione agraria e alimentare, nonché enti pubblici”. Le comunità, a seconda dell’accordo istitutivo, possono prevedere e occuparsi di diverse attività ed iniziative, ad esempio lo studio, il recupero e la trasmissione delle conoscenze sulle risorse genetiche e dei saperi e tradizionali; la realizzazione di sistema di filiera corta, vendita diretta, scambio di prodotti a livello locale; la formazione di orti didattici, sociali, urbani e collettivi anche quale valorizzazione delle varietà locali, forma di aggregazione sociale, recupero di zone degradate o dismesse, educazione ambientale; lo studio e la diffusione di tecniche di agricoltura biologica o comunque a basso impatto ambientale (comma 3).

Inoltre, viene data particolare attenzione alla commercializzazione delle sementi. Gli agricoltori che producono sementi iscritte nel registro nazionale delle varietà da conservazione, possono procedere sia alla vendita diretta sia al libero scambio all’interno della Rete (art. 11).

biodiversità 1C’è dunque spazio per le imprese del settore.

Infine, volendo valorizzare il tema delle risorse genetiche anche dal punto di vista istituzionale, mediatico, sociale, la Legge in commento ha previsto la data del 20 maggio quale Giornata nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare.

Ricordiamo, concludendo, anche la modifica che la L. n. 194/15, all’art. 9, apporta all’art. 45 del Codice della proprietà industriale (D. Lgs. n. 30/2005). Ad oggi, non possono costituire oggetto di brevetto le varietà vegetali iscritte nell’Anagrafe nazionale e i prodotti tutelati da denominazioni d.o.p., i.g.p. o s.t.g. e varietà da cui derivano i prodotti agroalimentari tradizionali.

Agli agricoltori e agli allevatori viene dunque riservato un ruolo attivo nella promozione e salvaguardia della biodiversità agroalimentare, con l’offerta di iniziative ed attività attraverso le quali potranno certamente ottenere (anche ma non solo) benefici in termini di immagine, pubblicità, produttività.


[1] Questo emerge da una ricerca della FAO dei primi anni 2000.

[2] La Convenzione sulla biodiversità di Rio de Janeiro del 1992 (resa esecutiva dalla L. n. 124/1994) e il Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (adottato a Roma nel 2004 e reso esecutivo nel medesimo anno dalla L. n. 101. Inoltre, fa esplicito riferimento al Piano nazionale sulla biodiversità di interesse agricolo, elaborato dal Ministero delle politiche agricole e pubblicato nel 2008, e alle Linee Guida nazionali (D.M. del 6 luglio 2012).

[3]In estrema sintesi e volendo semplificare, le attività svolte in situ riguardano specie e varietà conservate nel loro ambiente naturale e quelle ex situ operano nei confronti di risorse al di fuori del loro ambiente naturale.

[4] La L. n. 194/15 ha soppresso il Comitato per le risorse genetiche istituito dal Piano Nazionale del 2008, le cui funzioni sono comunque ora svolte dal Comitato permanente del Sistema Nazionale.

allerta-alimentareA chi non è capitato, ultimamente sempre più spesso, di sentire che alcuni prodotti alimentari sono stati ritirati dal commercio? Che il supermercato sotto casa abbia segnalato con tanto di apposito cartello il ritiro del lotto X degli spinaci in foglia surgelati di marca Y?

Le imprese del settore alimentare devono operare, per tutte le fasi della filiera, garantendo la sicurezza dei loro prodotti.

La tutela del consumatore è posta al primo piano dal legislatore (nazionale ed europeo), pur contemperata con i principi sottesi alla libera economia.

L’analisi del rischio

Per conseguire il fine generale della tutela della salute umana, il Reg. CE n. 178/02 attribuisce un ruolo fondamentale all’analisi del rischio, che si articola nei tre distinti momenti della valutazione del rischio (affidata generalmente all’EFSA[1] ), della gestione del rischio, della comunicazione del rischio.

Lo scambio delle informazioni a livello europeo

allerta-alimentare-1Il Reg. CE n. 178/02 ha dunque istituito il sistema di allarme rapido (RASFF – Rapid Alert System for Food and Feed) per lo scambio di informazioni per le allerte alimentari, come evoluzione di uno strumento simile già esistente alla fine degli anni ’70, sebbene vi partecipavano solo alcuni Paesi, le comunicazioni avvenivano telefonicamente, e non era regolamentato né aveva procedure dettagliate.

Concretamente, in cosa consiste? Come funziona?

È una rete di soggetti determinati (la Commissione UE, l’EFSA, i Paesi UE, e i Paesi extra UE e organizzazioni internazionali che ne hanno richiesto l’adesione) che potranno attivarsi con modalità specifiche e collaborare per consentire lo scambio repentino di informazioni nei casi in cui sia rilevata la presenza di un rischio alla salute derivante da prodotti alimentari o da mangimi, non rispondenti ai requisiti igienico sanitari previsti dalle norme in materia.

Tutto l’impianto, connotato appunto dalla rapidità degli scambi di informazioni (ogni membro del RASFF individua il proprio “punto di contatto” costantemente reperibile per la trasmissione e la ricezione delle informazioni in circolazione), serve per impedire che un prodotto rilevato come non conforme alla legislazione vigente (rischioso per la salute) giunga nelle mani del consumatore, attraverso la sua rapida individuazione e l’adozione delle azioni (tra quelle previste dal sistema) ritenute più idonee nel caso concreto.

Il sistema viene attivato quando, a seguito di controlli ed analisi specifici, un membro del RASFF venga a conoscenza dell’esistenza di un rischio per la salute umana derivante dal consumo di alimenti o dall’uso di materiale a contatto con alimenti, o di mangimi, o di un grave rischio per la salute umana, animale o per l’ambiente[2], derivante dall’utilizzo di mangimi.

Se dunque il prodotto non è conforme, il membro della rete invia l’informazione alla Commissione, dando così avvio alla procedura di scambio delle informazioni tra i membri del RASFF.

La Commissione valuta la regolarità formale dell’informazione ricevuta e poi trasmette la relativa notifica agli altri membri della rete affinché possano adottare ciascuno le misure più opportune.

Le notifiche della Commissione si distinguono in originali, ovvero la prima informazione circa il rischio alla salute derivante dal consumo di alimenti o dall’utilizzo di mangimi, e notifiche di follow up, contenenti informazioni aggiuntive, relative a prime notifiche, sulle misure intraprese e sugli esiti dei controlli.

allerta-alimentare-4Le notifiche originali  possono essere notifiche di allarme (il prodotto da cui deriva il grave rischio è già sul mercato europeo ed è necessario un rapido intervento dei Paesi coinvolti), notifiche di informazione (il prodotto è sul mercato ma non si ritiene necessario l’intervento dei Paesi coinvolti), notifiche di respingimento al confine (il rischio deriva da un prodotto che è stato controllato sul confine dell’UE, e già allontanato), notizie (le comunicazioni sono ritenute di interesse anche se non tali da determinare un allarme o un’informativa).

I membri della rete devono poi comunicare alla Commissione l’azione concreta che hanno adottato per fronteggiare il rischio, tra quelle previste dal sistema (rispedizione del prodotto al Paese di provenienza, distruzione del prodotto, trattenimento da parte dell’operatore alimentare).

L’importanza dei controlli

allerta-alimentare-2

Il Ministero della Salute ha recentemente emanato la Nota Ministeriale n. 4033 del 26 ottobre 2015 “Programmazione dei controlli ed attivazione del sistema di allerta”, con la quale ha voluto “fornire elementi operativi finalizzati ad uniformare in ambito nazionale i comportamenti relativi all’attivazione delle allerte alimentari e sui mangimi”.

La Nota ha richiamato la necessità di una programmazione dei controlli “basata sul rischio, che stabilisca con precisione le matrici da campionare ed i paramenti microbiologici, chimi e fisici da sottoporre ad analisi, stabilendo a priori le azioni da adottare a seguito di una valenza analitica di non conformità”e un’accurata valutazione dei luoghi e tempi di esecuzione del campionamento.

Il Ministero ha inoltre previsto che le eventuali contestazioni da parte dell’operatore alimentare sulle procedure di campionamento o il metodo di analisi utilizzato “devono essere rivolte all’Autorità che ha disposto il campionamento, che potrà avvalersi della valutazione del rischio effettuata nell’ambito della programmazione per dimostrare la fondatezza del controllo”.

E quindi?

Il sistema di rete per lo scambio rapido di informazioni, che, nei casi più gravi, spesso sfocia nelle allerte alimentari, è considerato uno strumento efficace per la gestione del rischio nel settore alimentare e dei mangimi a livello europeo[3], grazie alla precisa individuazione dei soggetti coinvolti, alle competenze ad essi assegnate, e alle modalità operative che consentono la veloce circolazione delle informazioni. L’imprenditore può migliorare le attività di autocontrollo (obbligo specifico che va oltre ai controlli ufficiali imposti dall’esterno) e di arginare comunque i danni (e, quindi, le responsabilità) nei casi in cui risultino delle non conformità di un suo prodotto alla normativa sulla sicurezza alimentare.

È importante, dunque, che l’imprenditore del settore alimentare e dei mangimi conosca il RASFF e le conseguenze che, più o meno direttamente, esso può provocare nell’ambito della propria realtà.


[1]European Food Safety Agency, ovvero Autorità europea per la sicurezza alimentare, con sede a Parma, istituita dallo stesso Reg. CE n. 178/02. È un organismo autorevole composto di esperti, chiamato a dare pareri scientifici in diversi ambiti e per diverse finalità.

[2] La portata del RASFF viene estesa alla salute degli animali e all’ambiente ad opera del Reg. UE n. 183/05.

[3] Il Rapporto annuale sul RASFF per il 2015 dice che l’Italia è il primo Paese europeo per numero di segnalazioni inviate alla Commissione europea. con un totale di 511 notifiche (il totale è di 2967). In particolare, ad esempio, numerose risultano le notifiche riguardanti la presenza di sostanze allergeniche non dichiarate in etichetta (137), in aumento rispetto al 2014 (78).

consulenza-legislazione-alimentare-1

Chi non sente, praticamente tutti i giorni o quasi, notizie riguardanti il settore alimentare? Frodi alimentari, prodotti pericolosi o dannosi, responsabilità da prodotto difettoso, cibi biologici, OGM, indicazione di origine, etichettatura … le problematiche dell’industria alimentare sollecitano l’interesse di molti, anche dei non addetti ai lavori, e il consumatore si dimostra sempre più sensibile ed attento a ciò che compra, e mangia.

Come se non bastasse, il diritto alimentare è ricco di disposizioni nazionali (Leggi, Decreti Legislativi, Leggi Regionali, Decreti Ministeriali, Linee Guida…), europee (Regolamenti, Direttive, Pareri…) ed internazionali (Trattati, Accordi…), che nel loro rapido e continuo intrecciarsi finiscono per creare un tessuto normativo davvero fitto e complesso nel quale l’imprenditore rischia di annaspare.

Niente paura. Hai un’impresa alimentare, produci e vendi mangimi, ti occupi di vitivinicolo? Vuoi farlo senza incappare in sanzioni e procedimenti? Vuoi valorizzare i tuoi prodotti? Da oggi ci siamo noi a sostenerti!

Se dunque sei un imprenditore del settore alimentare o vitivinicolo, se ne conosci le difficoltà e vuoi evitare gli imprevisti, lavorando in sicurezza per puntare al meglio, segui gli aggiornamenti che troverai in questo sito, iscriviti alla nostra newsletter e scarica gratuitamente le risorse consigliate.

Per saperne di più, clicca qui per conoscere nel dettaglio i nostri servizi e valutare un’assistenza personalizzata.