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Origine del pomodoro in etichetta, al via la sperimentazione

Mettiamo di voler preparare una buona pizza in casa, e prendiamo gli ingredienti base: farina di grano, lievito, mozzarella, origano, basilico, pomodoro…mettiamo che sia inverno, che non abbiamo nell’orto dei pomodori freschi (o magari, non abbiamo nemmeno l’orto), e ci accontentiamo di un barattolo di conserva, oppure di un vasetto di salsa pronta.

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I recenti provvedimenti emanati nei mesi scorsi in materia di indicazione obbligatoria dell’origine di grano e latte (e riso), ci consentiranno di delineare il dna geografico della nostra pizza. Ancora di più con il decreto interministeriale (Mipaaf e Mise) firmato nei giorni scorsi dai Ministri Martina e Calenda, che prevede, in via sperimentale, l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’origine del pomodoro per sughi, conserve e derivati. Per due anni, l’etichetta dei barattoli di conserve, concentrati, sughi e salse, composti per il 50% almeno da derivati del pomodoro, dovrà riportare informazioni sull’origine del pomodoro.

In particolare, il provvedimento interministeriale prevede che le confezioni di derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia e composti per il 50% almeno da derivati del pomodoro, dovranno avere obbligatoriamente indicare: il Paese di coltivazione del pomodoro, ovvero il nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato; il Paese di trasformazione del pomodoro, ovvero il nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato. Se coltivazione e trasformazione avvengono nel territorio di più Paesi, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE. Se invece tutte le fasi avvengono in Italia, si può utilizzare la dicitura “Origine del pomodoro: Italia”.

Inoltre, il decreto prevede che le indicazioni sull’origine del pomodoro dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili. Il decreto decadrà in caso di piena attuazione dell’art.26, par.3, del Regolamento (UE) n.1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l’applicazione all’adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

È inoltre prevista una fase per consentire l’adeguamento delle aziende interessate al nuovo sistema e permettere lo smaltimento completo delle etichette e confezioni già prodotte.

Questa novità si inserisce a pieno, quasi inevitabile, nell’attuale movimento normativo che sta rafforzando (almeno sulla carta) la portata delle informazioni al consumatore circa l’origine dei prodotti, ponendo nuovi obblighi agli operatori del settore alimentare.

Lo stesso Mipaaf, nella propria comunicazione ufficiale del 21 ottobre u.s. riferisce che dai dati emersi dalla consultazione pubblica avviata online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini, risulterebbe che oltre l’82% degli italiani considera importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per i derivati del pomodoro.

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Tutti quelli che desiderano conoscere il passaporto di una pizza simile a quella descritta qualche riga sopra, o di una crocchetta di riso ripiena di pomodoro e formaggio, avranno un’informazione in più oltre a quelle sull’origine di grano, latticini, riso… potranno infatti sapere l’origine della salsa o del sugo di pomodoro utilizzato.

Che questo incida sul sapore della nostra pizza o della nostra crocchetta, non credo. Credo piuttosto che siano (anche) importanti una buona lavorazione e lievitazione dell’impasto, la cottura giusta in forno, la frittura perfetta. E una profumata foglia di basilico!

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