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La zootecnia bovina italiana verso il futuro con proposte concrete

Nel corso degli ultimi mesi la zootecnia italiana ha segnato traguardi importanti.

Ad esempio, con il passaggio del Modello IV utilizzato per l’identificazione e la registrazione degli animali (sostanzialmente un foglio su cui indicare i dati riguardanti l’animale da trasportare e l’azienda, come la provenienza e destinazione dell’animale, i trattamenti sanitari effettuati, gli spostamenti) dal formato cartaceo a quello digitale, da gestire attraverso la Banca Dati Nazionale dell’anagrafe zootecnica (BDN).

Dallo scorso 2 settembre, infatti, è diventata operativa la modalità informatica di compilazione del Modello IV e la movimentazione degli animali viene gestita esclusivamente in via telematica, con l’addio definitivo al “foglio rosa”[1].

Il settore di cui ci stiamo occupando ha subito nel tempo colpi e contraccolpi pesanti che hanno finito (direttamente, o indirettamente come conseguenza di focolai accesi in altri Paesi) per aumentare polemiche e sfiducia, mediante i noti servizi di stampa e tv sulle condizioni degli allevamenti e dei macelli coinvolti nelle attività criminali, così come attraverso le inchieste mediatiche “a tappeto” sugli allevamenti intensivi e l’uso dei farmaci veterinari, e quelle sugli impatti ambientali derivanti dalla produzione bovina.

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Ecco perché a maggio, a Padova, i principali rappresentanti della filiera zootecnica bovina in Italia, allevatori, associazioni, medici veterinari e rappresentanti delle Istituzioni si sono incontrati per parlare di futuro ed hanno sottoscritto[2] la Carta di Padova per la zootecnia bovina da carne prodotta in Italia, formulando precise richieste di intervento alle diverse Istituzioni interessate.

Innanzitutto, al Ministero della Salute e al Mipaaf è stato chiesto di presentare alla Commissione europea un progetto di Regolamento per la creazione di una cartella clinica dei bovini nati in Europa destinata a ricevere e conservare i dati e le informazioni sui trattamenti farmacologici, compresi quelli omeopatici, effettuati sull’animale sin dalla nascita, in modo da renderli immediatamente disponibili alle Autorità Sanitarie di ogni Paese Membro, ai Macelli e Laboratori di Sezionamento delle carni, ed incentivando l’adozione della ricetta elettronica[3]. Alla medesima Commissione è stato poi richiesto di sviluppare tale progetto e favorire l’attuazione della ricetta elettronica.

Inoltre, hanno formalmente chiesto al Mipaaf di adottare il Piano Carni Bovine Nazionale già da tempo presentato dal Consorzio L’Italia Zootecnica e più volte revisionato, di darne attuazione e di promuovere così l’avvio del Sistema di Qualità Nazionale Zootecnica (SQNZ).

Ancora, i produttori hanno confermato il proprio impegno a garantire il benessere animale anche attraverso l’applicazione di strumenti integrativi rispetto a quelli previsti dalle norme di settore[4], a migliorare la qualità della carne e i livelli di sicurezza attenendosi ai vari Disciplinari esistenti, a utilizzare prodotti di qualità nell’alimentazione e abbeveramento degli animali, a garantire pulizia e condizioni salubri negli allevamenti, e un utilizzo controllato dei farmaci veterinari. Nell’ottica della trasparenza e della tracciabilità, e quindi per fornire ai consumatori le informazioni utili, si impegnano ad osservare i Disciplinari di Etichettatura Facoltativa delle Carni Bovine attraverso interventi mirati da parte delle Istituzioni coinvolte.

Viene poi richiesto ai soggetti che, mediante i diversi canali della distribuzione, commercializzano la carne bovina, di garantire la correttezza e la trasparenza della filiera anche attraverso il rispetto delle migliori prassi e dei diritti dei lavoratori, valorizzando un prodotto che occupa un ruolo importante nell’economia del Paese.

La Carta di Padova non dimentica di rivolgere un’attenzione particolare anche agli organi di stampa, con esplicito invito ad attenersi a verità ed obiettività nel riportare dati e informazioni.

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Infine, viene dato ampio spazio al problema dell’informazione ai consumatori circa gli alimenti a base di carne bovina nella ristorazione, e a tal fine viene proposta in allegato alla Carta stessa una bozza di Decreto Legge “ETICHETTATURA E TRACCIABILITA’ DELLE CARNI BOVINE NELLA RISTORAZIONE”[5] posto che la crescente abitudine per gli italiani di mangiare al ristorante, al bar, in trattoria è dato inconfutabile, nelle pause pranzo o per cena, e che pertanto è ormai indispensabile che il consumatore possa conoscere le informazioni sulle carni bovine che non ha acquistato ma che di fatto gli vengono somministrate al tavolo.

La Carta di Padova costituisce così uno strumento programmatico dalle molteplici potenzialità e in grado, se concretamente attuata da tutti i soggetti coinvolti, di consentire interventi su diversi livelli e da più parti, di restituire alla carne bovina italiana il ruolo ed il pregio che l’hanno contraddistinta nel tempo, per le proprietà nutrizionali, per l’attenzione verso l’ambiente e verso le condizioni degli allevamenti, per il benessere degli animali, e per l’interesse a garantire la sicurezza e l’informazione dei consumatori.

[1] In parte previsto dall’Ordinanza Ministeriale 28 maggio 2015 e poi dal D.M. 28.06.2016.

[2]I firmatari: Associazione Produttori Carni Bovine UNICARVE, Associazione Produttori ASPROCARNE, Organizzazione Produttori AZOVE, Allevatori Marchigiani BOVINMARCHE, Consorzio Carni di SICILIA, Cooperativa Zootecnica SCALIGERA, Soc. Coop. BOVINITALY, Cooperativa Agricola Produttori Castellana, Consorzio LA CARNE CHE PIACE, Associazione Produttori Carni Bovine del BOCCARONE, Associazione Italiana Macellatori ASSITAMA, Consorzio L’Italia Zootecnica.

[3] La ricetta elettronica quale strumento finalizzato a garantire una maggiore tracciabilità del farmaco veterinario e delle malattie dell’animale.

[4] Ad esempio, si legge nella Carta, i Disciplinari del Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale (CReNBA), IZSLER di Brescia per la ‘Valutazione del Benessere Animale e Biosicurezza.

[5] L’ Art. 1 della bozza individua oggetto e campo di applicazione “Il presente decreto stabilisce norme riguardanti la rintracciabilità e l’indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza sulle carni bovine, anche macinate, e delle preparazioni che le contengano, impiegate negli alimenti oggetto di somministrazione e vendita in Italia da parte delle collettività”.

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