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Categoria: D. Lgs. n. 231-2001

Tra i principi cardine del nostro ordinamento vi è quello sancito dall’art. 27 della Costituzione: “La responsabilità penale è personale”.

Nel 2001, con il D. Lgs. n. 231, venne introdotta la Responsabilità penale degli Enti, ovvero una forma di responsabilità nuova attraverso cui, in caso di reato, può essere sanzionata non tanto la persona fisica quanto la stessa Società (la norma parla più precisamente di Enti, tra cui Enti a soggettività privata anche privi di personalità giuridica quali Associazioni, Fondazioni, Comitati, e gli Enti a soggettività pubblica che svolgono attività economica.

In particolare, qualora all’interno di una Società sia commesso un reato, nell’interesse o a vantaggio della Società stessa, questa potrà essere processata e condannata.

La pena, ovviamente di natura pecuniaria, potrà variare da un minimo di € 25.800 ad un massimo di € 1.549.000.

In alcuni casi, la Società condannata potrà anche subire l’interdizione dall’esercizio della propria attività; la sospensione o revoca delle autorizzazioni funzionali alla commissione dell’illecito; il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi, il divieto di pubblicizzare i propri beni o servizi.

modello 231 2Occorre precisare che non tutti i reati contemplati dal nostro ordinamento sono suscettibili di determinare l’insorgere di detta responsabilità penale d’impresa, ma solo i c.d. reati presupposto (individuati ed elencati nello stesso D. Lgs. n. 231) appartenenti alle seguenti categorie: Reati contro la Pubblica Amministrazione; Falsità in monete, carte di credito, valori bollati; Reati societari; Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico; Delitti contro la personalità individuale; Abusi di mercato; Pratiche di mutilazione degli organi femminili; Delitti transazionali; Delitti di ricettazione, riciclaggio, autoriciclaggio, impiego di denaro o beni o utilità di provenienza illecita; Delitti informatici; Reati colposi in materia di Sicurezza sul Lavoro (omicidio colposo, lesioni personali gravi e gravissime); Delitti di criminalità organizzata; Delitti contro l’industria e il commercio; Violazione di diritto d’autore; Induzione a non rendere dichiarazioni o mendaci all’Autorità Giudiziaria; Reati ambientali; Reati di sfruttamento sessuale di minori e pornografia minorile.

I Reati colposi in materia di Sicurezza sul Lavoro e i Reati ambientali, diversamente da tutti gli altri, possono determinare una Responsabilità penale dell’Impresa anche se il soggetto che li ha commessi non ha agito con dolo.

Ad oggi è in atto un percorso di riforma condotto dalla “Commissione per l’elaborazione di proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare”, istituita con D. M. 20.04.2015 e presieduta dal Dott. G. C. Caselli, che ha presentato al Ministro della Giustizia, ad ottobre del medesimo anno uno Schema di disegno di legge e relative Linee Guida. Tra gli obiettivi perseguiti dalla Commissione: razionalizzazione dell’attuale, complesso, assetto normativo e ammodernamento delle soluzioni di tecnica legislativa.

 Tra i diversi temi toccati[1], lo Schema coinvolge direttamente anche il D. Lgs. n. 231/2001 in rapporto alle imprese operanti nel settore alimentare.

Cosa potrà cambiare, dunque, se la riforma andrà a buon fine?

Essenzialmente:

  • l’introduzione nel D. Lgs. n. 231/01 del nuovo artt. 25 bis.2, che comporta l’estensione del novero dei reati presupposto anche alle nuove frodi in commercio di prodotti alimentari (si fa riferimento specifico ai delitti di cui agli artt. 516-517-517 quater-517 quater.1, anch’essi oggetto della medesima riforma come già visto nell’approfondimento ad essi dedicato, prevedendo per ciascuna ipotesi delle diverse sanzioni)
  • l’introduzione del nuovo artt. 25 bis.3 che prevede l’estensione anche ai nuovi delitti contro la salute pubblica (i delitti di cui agli artt. 439-439 bis-440-440 bis-444-445 bis-452, anch’essi oggetto della medesima riforma, con le rispettive sanzioni)
  • l’introduzione del nuovo art. 6 bis, che disegna un particolare Modello di organizzazione e gestione specifico per le imprese alimentari costituite in forma societaria.

modello 231Il Modello, idoneo ad avere efficacia esimente o attenuante della responsabilità, deve essere adottato e attuato nell’ambito di un sistema aziendale che possa assicurare il rispetto di obblighi giuridici nazionali e sovra-nazionali relativi ad attività specificatamente indicate:

 a) al rispetto degli standard relativi alla fornitura di informazioni sugli alimenti;

b) alle attività di verifica sui contenuti delle comunicazioni pubblicitarie al fine di garantire la coerenza degli stessi rispetto alle caratteristiche del prodotto;

c) alle attività di vigilanza con riferimento alla rintracciabilità, ovvero alla possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un prodotto alimentare attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione;

d) alle attività di controllo sui prodotti alimentari, finalizzati a garantire la qualità, la sicurezza e l’integrità dei prodotti e delle relative confezioni in tutte le fasi della filiera;

e) alle procedure di ritiro o di richiamo dei prodotti alimentari importati, prodotti, trasformati, lavorati o distribuiti non conformi ai requisiti di sicurezza degli alimenti;

f) alle attività di valutazione e di gestione del rischio, compiendo adeguate scelte di prevenzione e di controllo;

g) alle periodiche verifiche sull’effettività e sull’adeguatezza del modello;

Inoltre, la norma prevede per le piccole e medie imprese alimentari che il compito di vigilanza possa essere assegnato ad un solo soggetto (anche esterno) dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo e specifica competenza anche nel settore alimentare, e che il titolare di impresa alimentare con meno di dieci dipendenti e volume d’affari annuo inferiore a due milioni di euro (microimpresa), che abbia seguito corsi di formazione specifici, possa svolgere direttamente i compiti di prevenzione e tutela della sicurezza e della lealtà commerciale (venendo così meno l’obbligo di nominare l’operatore del settore degli alimenti o mangimi, il responsabile della produzione e quello della qualità).

Quali i vantaggi per le imprese alimentari?modello 231 1

In attesa di conoscere l’esito del percorso di riforma, e dei risvolti applicativi delle nuove norme, possiamo credere che l’introduzione di un Modello ad hoc per le imprese alimentari porterà vantaggi alle imprese che lo adotteranno e lo attueranno efficacemente. Ad esempio, in termini di immagine, di miglioramento del sistema interno di compliance, di continuità della gestione e dello svolgimento del ciclo produttivo.


[1] Oltre a quanto andremo a dire, lo Schema di disegno di legge, sviluppato in quattro Titoli e 49 articoli[1], contiene diverse proposte di modifica che, appunto con la finalità perseguire una maggior tutela della salute pubblica e una più mirata strategia di punizione delle frodi alimentari, hanno riguardato il Codice penale, alcuni istituti del Codice di procedura penale, la L. n. 283/1962 sulla disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande. Si rimanda ad un nostro articolo sul tema.